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Andrea's Story

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Andrea, Italy
 

Andrea's Story: English Translation (scroll down further for the Italian translation!)

For those who do not know me, let me introduce myself: I am Andrea Lanfri born in Lucca (Italy) on November 26, 1986. I have always been a lover of the mountains and with the instinct to overcome all limits, even when those limits were only mental barriers. Everything changed in 2015, when meningitis with meningococcal sepsis upset my plans: suddenly I found myself reprogramming my life, facing everyday life without my legs and seven fingers. The disease, however, did not affect my will to live and the strength of mind that distinguishes me. Former Paralympic Athlete of the Italian National Team, climber and mountaineer, I have conquered Italian records and titles, two European bronzes and a world silver as well as returning to high altitude mountaineering. My story is a hymn to life (as much as it is paved with pain); to never give up. Especially when the sky turns black.

 

A normal existence for 28 years: work (electrician in the family business), passion for climbing and many projects for the future to dream, in one night in January 2015. The next morning, everything changed; the fever rose very quickly, my energy decreased, I had a very strong pain in my feet and was then rushed to the hospital, hospitalization, loss of consciousness, the words whispered by the doctors to the mother: "It won't come tomorrow ..." My number one enemy had a nightmare name: meningococcus ... At that moment I had to bring out all my "super powers". Resist, hold on, don't give up. I had little hope of getting out of that hospital, my clinical picture was very serious. But I was determined to win this battle.

 

After 6 months in hospital, when I was discharged from the hospital and where I have undergone multiple surgeries, I no longer had the body I had before, I survived but I had to pay a price. My mind, however, had not been affected by disease and pain. My thought was simple and impulsive, I wanted to "spite" that bacterium that had a different program in store for me ... He wanted to stop me, and to contradict him I started to go fast ... I wanted to start again at the mountains, my great passion and an impossible challenge - at the beginning I had to give it up. So I started to run 100, 200 and 400 meters with prostheses to win on a national level, and then to win medals at the World Championships and the Europeans (two silvers and two bronzes), to shatter records (first Italian to drop below 12 seconds). And thanks to athletics, my body regained tone and energy, and I began to learn how to use prostheses to the fullest extent.

 

I took advantage of this new energy and with my new "legs" I tried again where I initially failed: climbing and mountaineering. And I started to climb higher and higher. From the mountains near home to Monte Rosa, from the Tre Cime di Lavaredo to the Chimborazo volcano in Ecuador and peaks above 7000 meters in Nepal. The best, however, is yet to come: the bar will rise to 8,848 meters, Everest, the highest peak in the world. I have in mind to attempt an assault. In my condition, I would be the first man to do it.

La storia di Andrea: Traduzione in italiano

Per chi non mi conosce, mi presento: sono Andrea Lanfri nato a Lucca (Italy) il 26 novembre 1986. Da sempre amante della montagna e con l’istinto di superare ogni limite, anche quando si trattava solo di barriere mentali. Tutto cambia nel 2015, quando una meningite fulminante con sepsi meningococcica stravolge i mie piani: all’improvviso mi ritrovo a riprogrammare la mia vita, ad affrontare la quotidianità senza le mie gambe e sette dita delle mani. La malattia, però, non ha scalfito la mia voglia di vivere e la forza d’animo che mi contraddistinguono. Ex Atleta Paralimpico della Nazionale Italiana, climber e alpinista, ho conquistato record e titoli Italiani, due bronzi europei e un argento mondiale oltre a tornare a praticare alpinismo di alta quota. La mia storia è un inno alla vita (per quanto sia lastricata di dolore), a non mollare mai. Specie quando il cielo si colora di nero.

 

Un’esistenza normale per 28 anni: lavoro (elettricista nella ditta di famiglia), passione per le arrampicate e tanti progetti per il futuro da sognare, in una notte di gennaio 2015. La mattina dopo, tutto cambia: la febbre aumenta molto velocemente, le forze diminuiscono, un fortissimo dolore ai piedi e poi la corsa all’ospedale, il ricovero, la perdita dei sensi, le parole sussurrate dai dottori alla mamma: “Non arriverà a domani…”. Il mio nemico numero uno aveva un nome da incubo: meningococco... In quel momento ho dovuto tirar fuori tutti  i miei “super poteri”. Resiste, tenere duro, non mollare. Avevo poche speranze di uscire da quell'ospedale, il mio quadro clinico era molto grave. Ma ero determinato a vincere questa battaglia.

 

Dopo 6 mesi di ospedale, quando vengo dimesso dall’ospedale, dove sono stato sottoposto a molteplici interventi chirurgici, non avevo più il mio corpo come prima, ero sopravvissuto ma ho dovuto pagare un prezzo. La mia mente però non era stata scalfita dalla malattia e dal dolore. Il mio pensiero fu semplice e impulsivo, volevo fare un “dispetto” a quel batterio che per me aveva in serbo un programma diverso dal mio… Voleva fermarmi, e io per contraddirlo ho iniziato ad andare veloce… Sono voluto ripartire dalla montagna, la mia grande passione, sfida impossibile: all’inizio devo rinunciare. Allora inizio a correre con le protesi i 100, 200 e i 400 metri fino a conquistare la Nazionale, a vincere medaglie ai Mondiali e agli Europei (due argenti e due bronzi), a frantumare record (primo italiano a scendere sotto i 12 “secondi ). E grazie all’atletica, il fisico ritrova tonicità ed energie, e inizia a imparare ad utilizzare le protesi al meglio.

 

Sfrutto queste nuove energie e con le mie nuove “gambe” provo nuovamente dove avevo fallito inizialmente: le arrampicate e l’alpinismo. E inizio a salire sempre più su. Dalle montagne vicino  casa al Monte Rosa, dalle Tre Cime di Lavaredo al vulcano Chimborazo in Ecuador e vette sopra i 7000 metri in Nepal. Il meglio però deve ancora venire: l’asticella si alzerà fino a 8.848. Everest, la vetta più alta del mondo. Ho in mente di tentarne l’assalto. Nelle mie condizioni, sarei il primo uomo a riuscirci.

 

 

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